inguine e genitali
TESTICOLO RITENUTO nel bambino
Una condizione in cui uno o entrambi i testicoli non sono presenti stabilmente nello scroto.
Testicolo ritenuto
Il testicolo ritenuto nel bambino, o criptorchidismo, è una condizione in cui uno o entrambi i testicoli non sono presenti stabilmente nello scroto.
Durante lo sviluppo, i testicoli si formano nell’addome e normalmente scendono progressivamente fino allo scroto. Quando questa discesa non si completa, il testicolo può fermarsi lungo il suo percorso, per esempio a livello inguinale, oppure risultare non palpabile.
Il testicolo ritenuto può interessare un solo lato o entrambi i lati e richiede una valutazione specialistica per definire la posizione del testicolo e il percorso più corretto.
Sintomi e segnali da osservare
Il segnale principale è l’assenza di uno o entrambi i testicoli nello scroto, rilevata dai genitori durante l’igiene o dal pediatra durante una visita di controllo.
In genere il testicolo ritenuto non provoca dolore. Proprio per questo può essere individuato occasionalmente, durante i controlli pediatrici.
È utile fare attenzione se:
cause e fattori associati
Il testicolo ritenuto è legato alla mancata o incompleta discesa del testicolo nello scroto.
In alcuni bambini il testicolo può completare spontaneamente la discesa nei primi mesi di vita. Dopo i 6 mesi, però, la discesa spontanea diventa molto meno probabile: per questo, in caso di dubbio, è importante una valutazione specialistica.
Va distinto il testicolo realmente ritenuto dal testicolo retrattile, che può risalire temporaneamente per effetto del riflesso cremasterico ma può essere riportato nello scroto durante la visita. La distinzione richiede una valutazione medica.
quando fare una visita
La visita è indicata sempre, in caso di dubbio.
È consigliabile rivolgersi a un chirurgo pediatrico quando uno o entrambi i testicoli non sono presenti nello scroto, quando il pediatra segnala un sospetto testicolo ritenuto o quando i genitori notano una posizione variabile o incerta del testicolo.
La valutazione è importante perché il testicolo ritenuto deve essere monitorato e, quando indicato, trattato nei tempi corretti.
diagnosi del testicolo ritenuto
La diagnosi avviene principalmente attraverso la visita specialistica.
Durante l’esame obiettivo il chirurgo pediatrico valuta se il testicolo è palpabile, dove si trova e se può essere portato nello scroto. Nei casi dubbi può essere richiesta un’ecografia, utile per approfondire la posizione del testicolo o chiarire il quadro clinico.
Al termine della valutazione viene discusso con la famiglia il percorso più adatto: osservazione, controllo nel tempo o indicazione chirurgica.
Come si cura il testicolo ritenuto
Il trattamento dipende dall’età del bambino, dalla posizione del testicolo e dalla valutazione specialistica.
Dopo i 6 mesi, se il testicolo non è sceso nello scroto, la discesa spontanea diventa molto improbabile. Da questa età vi è quindi indicazione a valutare l’intervento chirurgico, anche se, quando possibile, è preferibile programmarlo intorno ai 12 mesi.
Il trattamento chirurgico si chiama orchidopessi e ha l’obiettivo di portare il testicolo nello scroto e fissarlo nella posizione corretta.
Quando serve l’intervento di orchidopessi e in cosa consiste
Quando il testicolo non scende spontaneamente, è indicata l’orchidopessi.
L’intervento consiste nel mobilizzare il testicolo e fissarlo nello scroto. Può essere eseguito con approccio:
- inguinale;
- scrotale;
- laparoscopico, nei casi in cui il testicolo si trovi in sede endo-addominale.
La scelta della tecnica dipende dalla sede del testicolo, dall’età del bambino e dalla valutazione del chirurgo pediatrico.
In base all’età del bambino, l’intervento può prevedere modalità di ricovero diverse: sopra l’anno di età può essere eseguito in chirurgia di giornata, mentre sotto i 12 mesi può essere indicato un ricovero ordinario.
Come per ogni intervento chirurgico, anche l’orchidopessi può presentare alcuni rischi o difficoltà tecniche, che vengono discussi con la famiglia prima dell’intervento. In alcuni casi, ad esempio, la brevità dei vasi testicolari può rendere difficile portare il testicolo nello scroto. Durante l’intervento possono inoltre essere riscontrate anomalie anatomiche non evidenti prima, come la dissociazione didimo-epididimaria. Tra le possibili complicanze, seppur non frequenti, rientrano lesioni del testicolo o del dotto deferente e la possibilità di recidiva.
indicazioni utili
Dopo l’intervento, il recupero richiede alcune attenzioni.
In generale, le indicazioni condivise dal Dott. Rapuzzi prevedono:
Il follow-up serve a verificare il decorso post-operatorio e a valutare nel tempo la crescita del testicolo. Eventuali controlli successivi vengono definiti dallo specialista in base al caso.
Le domande più comuni dei genitori sul testicolo ritenuto
Nei primi mesi di vita può accadere. Dopo i 6 mesi, però, la discesa spontanea diventa molto meno probabile. Per questo, se il testicolo non è presente nello scroto, è importante una valutazione specialistica.
La visita è indicata sempre in caso di dubbio, soprattutto se uno o entrambi i testicoli non sono stabilmente presenti nello scroto o se il pediatra segnala un sospetto testicolo ritenuto.
Non sempre. La valutazione principale è la visita. L’ecografia può essere richiesta nei casi dubbi o quando serve approfondire la posizione del testicolo.
Se dopo i 6 mesi il testicolo non è sceso, l’intervento può essere valutato. Secondo quanto indicato dal Dott. Rapuzzi, si può intervenire già dai 6 mesi, ma spesso è preferibile dopo i 12 mesi, salvo casi specifici.
L’intervento, chiamato orchidopessi, consiste nel portare il testicolo nello scroto e fissarlo nella posizione corretta. Può essere eseguito con tecnica inguino-scrotale, scrotale o laparoscopica, in base al caso.
La correzione nei tempi adeguati è importante per favorire un corretto sviluppo del testicolo, facilitarne il controllo nel tempo e ridurre possibili conseguenze future. Il percorso più indicato va sempre definito con lo specialista.
Sì, come ogni intervento chirurgico. In alcuni casi la brevità dei vasi testicolari può rendere più complesso portare il testicolo nello scroto. Possono inoltre essere riscontrate anomalie anatomiche non evidenti prima dell’intervento. Il chirurgo spiega alla famiglia benefici, limiti e possibili rischi prima della procedura.
Nota: Le informazioni presenti sul sito hanno finalità orientativa e non sostituiscono la valutazione medica specialistica. In caso di sintomi acuti, dolore importante o peggioramento delle condizioni generali, è necessario rivolgersi al medico o al pronto soccorso.
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